C’è ordine nel caos?

C’è ordine nel caos?

Dal meteo sullo smartphone ai tortellini plot

Grazie al Festival della Filosofia e all’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena per l’invito e l’accoglienza all’incontro “C’è ordine nel caos? Dalla matematica dell’imprevedibile al caos atmosferico”, tenutosi sabato18 settembre. Un ringraziamento anche alle strutture Unimore coinvolte, all’Osservatorio Geofisico e a MuseOmoRE.

Il mio intervento ha seguito le interessanti introduzioni della professoressa Cecilia Vernia e del professor Sergio Teggi, passando dai fondamenti matematici del caos e dal valore delle osservazioni e dell’Osservatorio Geofisico del DIEF UNIMORE al lavoro concreto del meteorologo.

Sono partito da una domanda molto quotidiana: per venire all’incontro, potevo prendere la bici oppure avrei incontrato un temporale? Avevo consultato l’app meteo, ma poi mi ero affidato al confronto fra modelli e alla loro interpretazione. Una piccola decisione personale che contiene una questione più grande: come scegliamo quando il futuro non è certo?

Spoiler: è andata bene, non ho preso l’acqua, il temporale ha “scaricato” un rovescio a Modena est, ma è grandinato nella zona di Imola. A riprova di quanto i temporali sono … caotici!

Prevedere non significa promettere

Ho mostrato come modelli diversi possano proporre evoluzioni differenti della stessa situazione. Il meteorologo non sceglie semplicemente la mappa che preferisce: confronta scenari, osservazioni e probabilità, valuta gli elementi più credibili e cerca di comunicarli in modo utile.

Con ensemble, cluster e spaghetti plot esploriamo più evoluzioni possibili. L’incertezza non è qualcosa da nascondere: è parte dell’informazione necessaria per decidere. Vale per una pedalata, ma anche per l’organizzazione di un grande concerto, come nell’esempio dedicato a Ligabue.

Previsioni riuscite ed errori da raccontare

Il percorso ha alternato casi riusciti e situazioni difficili: l’ondata di caldo individuata con oltre dieci giorni di anticipo, il temporale del 15 luglio 2026 verificato attraverso i dati dell’Osservatorio e le sette supercelle del 28 agosto, non ben rappresentate dai modelli.

Fenomeni diversi hanno prevedibilità diversa: una struttura atmosferica ampia e persistente non pone gli stessi problemi di un temporale locale e in rapida evoluzione.

Ho raccontato anche il mio “epic fail” del 13 novembre 2017, quando la neve arrivò a Modena e Bologna. Avevo dato troppa fiducia alla collocazione del limite delle nevicate nei nuovi modelli ad altissima risoluzione. Una lezione importante: più dettaglio non significa automaticamente più certezza. E un grado di errore può cambiare poco durante una giornata calda, ma diventare decisivo fra pioggia e neve.

Cercare il segnale nel caos

Da qui siamo passati al clima, a El Niño e al confronto fra Modena e la Riserva Karen Mogensen in Costa Rica. Cercare un segnale dentro la variabilità richiede attenzione: non possiamo attribuire ogni anomalia allo stesso fenomeno.

Le previsioni stagionali dell’estate 2026 e la loro verifica con la serie dell’Osservatorio Geofisico di Modena hanno riportato al centro il valore delle misure: senza osservazioni non possiamo sapere quanto una previsione sia stata affidabile.

E per il finale, naturalmente, abbiamo adattato gli strumenti alla cucina modenese: tortellini plot, zampone cluster, balsamico EFI e Lambrusco ENS!

Un modo per sorridere, ma anche per ricordare il filo dell’incontro: il caos non rende inutile prevedere. Ci chiede di riconoscere i limiti, comunicare le probabilità e prendere decisioni informate. Anche quando la domanda è semplicemente: «Oggi vado in bici?».