I cambiamenti climatici non si combattono cementificando un bosco e piantando qualche albero altrove. Questa vicenda dimostra che il problema non è solo la sensibilizzazione, ma le scelte politiche.
Ho seguito con rammarico la conclusione della vicenda del Bosco Ospizio a Reggio Emilia. Al di là delle diverse posizioni e delle valutazioni di carattere politico-amministrativo, credo che una soluzione diversa si sarebbe potuta e dovuta trovare, cercando un equilibrio migliore tra le esigenze del territorio e la tutela del verde.
Ma questa vicenda mi porta soprattutto a una riflessione più generale, che riguarda il modo in cui affrontiamo il cambiamento climatico.
Da anni parliamo di sensibilizzazione, di comportamenti individuali, di piccoli gesti quotidiani. Tutto questo ha un valore, naturalmente. Ma non possiamo illuderci che la crisi climatica possa essere affrontata chiedendo semplicemente ai cittadini di comportarsi meglio.
Il cambiamento climatico richiede soprattutto scelte politiche ed economiche forti, urgenti e coraggiose. Scelte che riguardano l’energia, i trasporti, il consumo di suolo, la pianificazione urbana, la gestione del verde, l’agricoltura, l’industria, il commercio. E richiedono coerenza tra ciò che diciamo di voler fare e le decisioni concrete che assumiamo ogni giorno, nonché in quello che si chiede ai cittadini.
È proprio a livello locale che questa contraddizione diventa più evidente. Nel caso del Bosco Ospizio, la scelta è stata di trasformare un’area verde in un’area urbanizzata. Potrà anche essere pienamente legittima, da parte del proprietario dell’area e dal punto di vista politico-amministrativo. Ma legittimità e opportunità ambientale non sono necessariamente la stessa cosa. Si è persa, ritengo, una buona occasione per dare un messaggio di coerenza e un buon esempio di vere buone pratiche ambientali.
In una fase nella quale le nostre città devono fare i conti con temperature sempre più elevate, ondate di calore, eventi di precipitazione intensa e una crescente necessità di adattamento, ogni spazio verde assume un’importanza che va oltre la sua semplice superficie.
Gli alberi sono parte della soluzione alla crisi climatica, che, lo sappiamo, riguarda principalmente l’abbandono dei combustibili fossili. Non si “salva il clima” solo piantando alberi, ma certo lo si danneggia tagliando quelli esistenti, tanto più se ad alto fusto. Alberi, boschi, parchi e foreste contribuiscono all’ombreggiamento e alla mitigazione delle temperature; il suolo permeabile favorisce l’infiltrazione dell’acqua e gli spazi verdi migliorano la qualità dell’ambiente urbano. Non sono elementi decorativi da spostare semplicemente da una parte all’altra della città.
Per questo la perdita di un’area verde non può essere considerata risolta semplicemente piantando qualche albero altrove. Un albero piantato oggi non sostituisce un ecosistema ricco di biodiversità che si è formato nel corso degli anni.
Naturalmente ogni intervento sul territorio comporta valutazioni complesse e non esistono soluzioni semplici. Ma proprio per questo dovremmo interrogarci maggiormente sulle conseguenze delle scelte politiche, anche quando queste sono formalmente legittime.
E qui arriviamo al punto che considero più importante. Non possiamo continuare a raccontare il cambiamento climatico come una questione di responsabilità individuale e, contemporaneamente, prendere a livello politico decisioni che vanno nella direzione opposta rispetto agli obiettivi di adattamento e mitigazione che dichiariamo di voler perseguire.
La crisi climatica non si risolverà con qualche gesto simbolico, né con qualche albero piantato per compensare una scelta dannosa. Servono volontà politica, visione e coerenza.
Il cambiamento climatico si affronta soprattutto con le decisioni politiche, anche a livello locale: urbanistica, consumo di suolo, mobilità, energia, alberature, parchi e gestione dell’acqua. Se vogliamo costruire città più resilienti, dobbiamo essere coerenti anche quando le scelte sono difficili.
Il futuro del clima si decide anche nelle nostre città, in ogni scelta che facciamo oggi, sia a livello individuale sia da parte del mondo politico ed economico.
Luca Lombroso, Meteorologo e Divulgatore Ambientale
“Si usava dire che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Stavolta, però, è il bosco che cade a fare più rumore di qualche alberello che crescerà.”
