Sono il gruppo del Sassolongo, nelle Dolomiti, e ho appena assistito alla conferenza di Luca Lombroso a Fidenza, organizzata dall’Osservatorio del Lupo del WWF di Parma nell’ambito della rassegna “che occhi grandi hai e dal Titolo “Cosa Penserà una montagna?”
Il meteorologo Luca Lombroso ha concluso la conferenza leggendo nel mio pensiero, dopo questa estate straordinariamente calda ho tante cose da dire. E Luca ha deciso di condividerle nel suo blog personale.
Avete trascorso un’ora domandandovi che cosa penserei.
Io sono nato quando qua c’era un mare tropicale, la mia roccia è stata formata anche dai coralli di cui avete appena parlato. In 200 milioni di anni ho visto di tutto, ho vissuto nel mondo abitato da dinosauri e in quello abitato dagli umani.
ho visto estati calde e inverni gelidi. Ho visto avanzare e ritirarsi i ghiacciai, nascere foreste, cadere pareti e cambiare il corso dei fiumi. So che il clima è sempre cambiato.
Ma so anche che oggi sta cambiando più velocemente come mai in passato. Qualcuno dice che 200 milioni di anni fa c’era più caldo e più CO2 in atmosfera, ma io vi posso confermare che ora è diverso. Non avevo mai sentito la puzza dei gas di scarico, mai subito il fall out di esperimenti e incidenti nucleari, mai visto code per mangiare i bomboloni. I dinosauri non facevano certo la coda per i bomboloni!
i dati che mi avete mostrato confermano le mie sensazioni: raccontano la velocità del cambiamento e ne indicano, chiare, le cause ma anche le soluzione.
L’estate del 2026 non è soltanto una stagione eccezionale. È un altro segnale dentro una tendenza ormai evidente: il caldo dura più a lungo,, raggiunge quote maggiori, entra nelle notti e si intreccia con siccità, incendi e temporali violenti.
Un mio amico, di nome Monte Bianco, mi ha detto che lo zero termico l’ha scalato ed è salito oltre la sua vetta. Le montagne mie lontane parenti in Nepal mi hanno mandato una drammatica email dicendo che il ghiaccio e la roccia sono precipitati insieme. Non volevano, cercavano di resistere, ma il caldo ha fatto cedere i suoi ghiacciai, degradato il permafrost e i versanti d’alta quota non hanno resistito.
Ora osservate il Pacifico e attendete un El Niño forse eccezionale. Ricordate però che El Niño non ha creato il riscaldamento globale: è un’antica oscillazione naturale che oggi agisce sopra un pianeta molto più caldo. La variabilità continua a lanciare il dado, Ma avete truccato le sue facce.
Mi avete parlato anche di un limite: un grado e mezzo. Io vi dico, che il limite di massimo aumento sopportabile da noi montagne e dagli ecosistemi sarebbe stato zero gradi di aumento.
Vi siete dati un obiettivo, ma non siete stati capaci di raggiungerlo. Probabilmente questo lo supererete. Forse era già estremamente difficile evitarlo quando avete firmato l’Accordo di Parigi, forse lo avete anche già superato. È stato comunque giusto provarci, perché quel limite non era una linea magica oltre la quale tutto sarebbe stato perduto. Era un impegno a contenere i danni. Ma è anche bene che vi dica che quel limite è comunque un confine labile fra il pericoloso e il catastrofico.
Il suo superamento non rende inutile agire. Rende ogni ulteriore ritardo più pericoloso.
Fra un grado e mezzo, due gradi, tre o quattro non cambia soltanto un numero. Cambiano la quantità di ghiaccio che rimane, le specie che riescono ad adattarsi, l’acqua disponibile, la stabilità dei versanti e il numero delle persone esposte al rischio.
Che cosa vi suggerirei, dunque?
Di ridurre rapidamente e stabilmente le emissioni serra , fino ad azzerarle, senza attendere soluzioni miracolose future. Di abbandonare in fretta l’uso dei combustibili fossili, la deforestazione, l’allevamento intensivo.
Purtroppo però comunque sia non basterà. I danni li avete già fatti, e anche nella migliore delle ipotesi gli impatti aumenteranno ancora.
Dovete dunque adattare città e territori a un clima che è già cambiato, proteggendo prima di tutto le persone più vulnerabili.
Senza dimenticarvi che non esiste adattamento senza mitigazione.
Dovete anche conservare e ricostruire gli ecosistemi, perché una foresta, un suolo vivo, un fiume libero e una zona umida non sono decorazioni: sono parti della vostra sicurezza. Dunque, basta cementificare il territorio per favore, basta sfregiare montagne e ghiacciai con ruspe, spazzaneve, gatti delle nevi.
Dovete continuare a misurare e osservare. A Modena, a Parma, a Fidenza, Sul Monte Cimone, nella foresta del Costa Rica e ovunque sia possibile. Perché senza osservazioni non potete capire, e senza memoria rischiate di considerare normale ogni nuovo estremo.
E infine, vi suggerirei di guardare più lontano della prossima stagione, della prossima elezione e del prossimo bilancio.
Io posso perdere il ghiaccio, i boschi e le forme che conoscete. Continuerò comunque a essere una montagna. Io posso vivere col clima di 200 milioni di anni fa, voi no.
Dimenticavo una cosa, dovete smetterla di pensare a una cosa a cui noi montagne non pensiamo, che noi montagne non facciamo, nemmeno gli animali fanno.
La guerra.
Dovete dichiarare pace fra voi uomini, e fra uomini e natura, incluse le montagne.
Ascoltare la scienza è anche un modo di ascoltare me.
Io ho tempo. Voi molto meno.
Grazie a tutti
