A Merano ho ripreso le slide di una mia conferenza organizzata con UPAD addirittura nel 2000. Riguardarle oggi significa misurare quanto è cambiato il clima e quanto lentamente abbiamo reagito.
Sfondo blu, titoli gialli, grafici che si fermavano alla fine del Novecento. Nelle vecchie slide il riscaldamento globale era già evidente, la concentrazione di CO₂ continuava a salire e si illustravano i possibili effetti sulle montagne. Sono passati oltre venticinque anni. Molti di quei cambiamenti fanno ormai parte della nostra esperienza.
Le curve hanno continuato a salire
Una slide mostrava la CO₂ vicina a 370 parti per milione. A maggio 2026 la media mensile di Mauna Loa ha raggiunto circa 432 ppm. Continuiamo ad aggiungere anidride carbonica all’atmosfera, alimentando il riscaldamento.
Anche il grafico delle temperature è proseguito nella direzione indicata allora. Per dare un riferimento concreto, nel 2024 la temperatura media globale è stata circa 1,55 °C sopra il livello preindustriale, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale. Il superamento in un singolo anno non equivale al superamento della soglia di Parigi sul lungo periodo, ma mostra quanto ci siamo avvicinati.
Le proiezioni di allora descrivevano diversi futuri possibili. Le emissioni accumulate nel frattempo hanno contribuito a determinare il percorso che stiamo seguendo.


I “potenziali effetti” sulle montagne
Nelle slide del 2000 parlavo di disponibilità idrica, spostamento degli ecosistemi verso l’alto, fragilità dei boschi ed eventi estremi.
Oggi osserviamo il ritiro dei ghiacciai, cambiamenti nella durata della copertura nevosa e nel calendario dell’acqua di fusione, con conseguenze per ecosistemi, agricoltura, turismo ed energia. Sono trasformazioni documentate anche dalle valutazioni dell’IPCC.
Questo non significa che ogni numero o formulazione di quelle vecchie slide vada riproposto tale e quale. Alcune stime richiedono aggiornamenti; i fenomeni hanno differenze locali e livelli di certezza diversi. Ma la direzione generale era già riconoscibile. La scienza ci aveva dato elementi sufficienti per cominciare ad agire.


Da Kyoto a una trasformazione del sistema energetico
Una slide si intitolava semplicemente: “I rimedi?”. Si parlava del Protocollo di Kyoto e di tagli delle emissioni rispetto al 1990.
Da allora sono arrivati altri accordi, nuove tecnologie e una crescita importante delle rinnovabili. Eppure la CO₂ ha continuato ad accumularsi. Oggi dobbiamo affrontare una trasformazione profonda del sistema energetico e, contemporaneamente, proteggerci dai cambiamenti già in corso.
L’Europa si prepara a un mondo a +3 °C
Il 27 ottobre 2026 la Commissione europea ha presentato la proposta di European Climate Resilience Law, COM(2026) 730. Il testo introduce una traiettoria di riferimento per l’adattamento: +1,5 °C globali al 2030, +2 °C al 2050 e +3 °C a fine secolo.
La relazione introduttiva collega questo scenario agli impegni globali attuali: se rispettati. Non è una legge già vigente, né una dichiarazione di inevitabilità. È il riconoscimento che città, infrastrutture e territori devono prepararsi anche a quel futuro.
Rivedere quelle slide non serve a rivendicare un “l’avevo detto”. Serve a capire perchè non hanno (i politici) agito. Perchè la sensibilizzazione è stata fatta, ma manca la volontà politica di affrontare realmente il tema clima.
Ogni ulteriore ritardo aumenta ciò da cui dovremo difenderci. Ridurre le emissioni e adattarci sono due responsabilità da esercitare adesso.
